IL GUFETTO IMPALLINATO

tripadvisor

I CAPI D’ACCUSA: IL MERCATO DEI PALLINI

Troppo bello per essere vero, tuttavia. Mentre le abitudini di un’intera generazione di turisti cambiavano per sempre, le pecche non tardavano a palesarsi e hanno oggi innescato un autentico processo al gufo. Classifiche improbabili, con esercizi pop stabilmente in vetta alle top ten cittadine; recensioni diffamatorie o palesemente infondate, oltre alla mole consueta di errori anche marchiani. Con parecchie uova velenose che si sono dischiuse nel nido: oggi la concorrenza è serrata, fra le agenzie che vendono pacchetti di recensioni positive o negative (10 costano 90 euro, 20 160, 30 210, come si legge sulle schermate dei ristoratori), assicurando al potenziale cliente che non sta rischiando la lettera scarlatta del “red flagged”, con cui viene ufficialmente bannato. Un giro su real-tripadvisor-reviews.com, che vende recensioni non solo in inglese, ma in spagnolo, francese, italiano, olandese e tedesco, in concorrenza con agenzie come Fiverr, può rivelarsi a questo proposito istruttivo. Ma i protagonisti del mercato dei pallini sono tanti, anche in Italia: un esercito di falsari pronti a percuotere la tastiera per qualche spicciolo senza correre alcun rischio.

 

CONFLITTI D’INTERESSE

Le cosiddette “società di ottimizzazione” si spingono fino a millantare di poter cancellare a pagamento le recensioni negative cercando cavilli statutari, per esempio il servizio Web Reputation by Mediafashion. E c’è chi si vanta: usare la concorrenza equivale a essere bannati, perché se ne serve Tripadvisor stesso, al fine di scoprire chi bara, aprendo un account, offrendo di postare e aspettando la prima offerta. Il trucco più vecchio del mondo. Tripadvisor ostenta tolleranza zero ed esorta i ristoratori a collaborare denunciando: “Nel 2015 sono stati identificati, indagati e chiusi già più di 30 siti di ottimizzazione e continueremo a perseguire queste società fino a quando non saranno più un rischio per la nostra

community”. Ma come si finanzia un colosso da 315 milioni di visitatori unici al mese? Pubblicità, ovviamente, per quanto discreta: rappresenta il 30% della torta. Mentre la fetta maggiore arriva dal flusso delle prenotazioni, dirottate su siti partner: in quel preciso istante il salvadanaio tintinna. C’è da ricordare a questo proposito che nel 2015 è sopraggiunta The Fork, piattaforma lanciata dal gufetto che consente di riservare con un click il proprio tavolo al ristorante, usufruendo talvolta di sconti. Ai ristoratori costa appena 2 euro a persona, per un tasso di no show che si aggira attorno al 3%.

Previa iscrizione, l’internauta accede alle schede dei locali; previa prenotazione, in data successiva al pasto, alla possibilità di redigere recensioni per una volta certificate. Sorge spontaneo il sospetto che chi si iscrive a questa o ad altra piattaforme gemellata parta avvantaggiato. E lo conferma il caso di chi, dopo la disdetta, ci ha scapitato in classifica. Per esempio Cristina D’Errico, cuoca e titolare dell’agriturismo Guardastelle di Monte San Pietro, che sul Resto del Carlino ha attirato l’attenzione sulla sospetta coincidenza fra il suo tonfo, con tanto di red flag a causa di presunte recensioni fake, e il mancato rinnovo del contratto di profilo aziendale da 700 euro

 

LA MANCATA TRASPARENZA

Tripadvisor non è infatti disposto a fornire prove sulle presunte violazioni dei suoi codici, quando gli viene chiesto di giustificare ban infamanti, terremoti in classifica o cancellazioni di recensioni, che avvengono spesso e massicciamente.

Tutto questo, nelle parole ufficiali, ha nobili motivazioni: “Per far sì che i nostri sistemi di rilevamento frodi siano efficaci non possiamo rivelare alcun dettaglio che possa offrire indizi sugli strumenti e sulle tecniche da noi utilizzate”. Il risultato però è che il ristoratore, inerme e probabilmente innocente, può trovarsi improvvisamente puntata contro la potenza di fuoco del portale, con ripercussioni allarmanti sui suoi volumi di affari. Anche perché l’algoritmo alla base delle classifiche è degno di un premio Nobel: a detta della società, tiene conto di quantità, valutazione e profondità nel tempo delle recensioni; di fatto si fatica a intravvedere una coerenza scorrendo le liste e tracciando qualche parallelo, come si

legge su real-tripadvisor-reviews.com. Tanto che si finisce per sospettare l’esistenza di un mistero matematico, il ventiquattresimo forse della celebre lista di Hilbert. E per un esercizio non è neppure possibile chiedere la cancellazione dal sito, per la nota primazia del diritto di critica.

INCHIESTA A CURA DI

Alessandra Meldolesi